Faida dei boschi Ferito in un agguato l’imprenditore Fiorito Procopio

Il tentato omicidio si è svolto nello stesso luogodove lo scorso anno è stato ucciso il figlio Agostino

Francesco Ranieri
Catanzaro
Ore 18, scocca l’appuntamento con il terrore: diversi colpi di arma da fuoco si abbattono su una Fiat Sedici con a bordo Fiorito Procopio, imprenditore edile 59enne di Davoli residente a San Sostene, ferendolo a un bracio.
Non un attentato "ordinario" quello avvenuto a ieri pomeriggio a San Sostene, piccolo centro sulla costa ionica soveratese ma, probabilmente, l’ennesimo atto di quella tragedia che va avanti sul territorio tra le province di Catanzaro, Reggio Calabria e Vibo Valentia e che prende il nome di "Faida dei boschi", con decine di morti ammazzati. Fiorito Procopio è peraltro padre di Agostino, ucciso a 31 anni nella stessa località Lacco di San Sostene lo scorso 24 luglio, proprio in un contesto legato alla faida.
Il ferimento di Procopio è avvenuto mentre faceva rientro a casa, in contrada Lacco della campagna sansostenese: i proiettili esplosi dal gruppo di fuoco (gli inquirenti stanno ricostruendo lo scenario per capirne la composizione) hanno crivellato l’autovettura e quello che lo ha attinto al braccio gli ha fatto perdere il controllo del mezzo, finito contro un palo dell’illuminazione e infine ribaltatosi. L’uomo è riuscito a chiamare aiuto ed è stato portato al pronto soccorso di Soverato, da dove è stato trasferito al nosocomio di Catanzaro, dove è stato operato e gli sarebbe stata diagnosticata una prognosi di 30 giorni. Scattato l’allarme, sotto le luci artificiali delle fotocellule dei vigili del fuoco, si è avviato il lavoro investigativo dei carabinieri del Reparto operativo del comando provinciale, guidati dal colonnello Giorgio Naselli, e della Compagnia di Soverato, al comando del capitano Emanuele Leuzzi, che hanno ispezionato lo scenario per ricostruire l’agguato.

Accanto alle indagini legate alla ricostruzione che gli investigatori hanno condotto sul posto, entra in maniera prorompente la "storia" di Procopio che, di recente, era stato indagato (assieme al figlio Agostino) per presunti reati associativi, per i quali la Direzione distrettuale antimafia catanzarese ne aveva chiesto l’arresto assieme ad altre 43 persone. Misura cautelare che non era stata concessa dal gip del Tribunale di Catanzaro. Alcuni anni addietro, poi, Fiorito Procopio era rimasto invischiato in una vicenda legata a un traffico di sostanze stupefacenti dalla Turchia, del quale gli inquirenti avevano ritenuto fosse l’organizzatore: in un primo momento era stato condannato ed era finito in carcere, poi era infine stato assolto con tanto di risarcimento. In questo quadro rientra anche il suo "salto di categoria", visto che secondo gli investigatori sarebbe assurto al rango di uomo "di rispetto". Al vaglio degli inquirenti ci sarà anche la valutazione dei legami tra la sua famiglia, la Procopio-Lentini, con le altre del panorama criminale comprensoriale. I Procopio sarebbero legati, infatti, a quel Vittorio Sia di Soverato (presunto boss della città ionica ucciso lo scorso anno) e, dunque, a quella corrente che avrebbe cercato di liberarsi da vincoli "superiori", cercando di formare un proprio locale di ‘ndrangheta. Velleità che potrebbe aver scatenato la guerra criminale.

dalla Gazzetta del Sud del 4 febbraio 2011

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