Equilibri criminali in continua evoluzione

 

Una lunga scia di sangue contro le velleità autonomiste dei vari "locali"

Francesco Ranieri

Catanzaro
L’innocenza perduta. I tre colpi di pistola che domenica scorsa hanno ucciso Ferdinando Rombolà sulla spiaggia di Soverato hanno definitivamente infranto l’immagine serena che il territorio del basso Jonio catanzarese ancora si sforzava di mostrare, andando ad aggiungersi a un pallottoliere immaginario sul quale annotare le perdite umane di questa guerra di ‘ndrangheta.
Una tragica conta dalla quale esce un intricato prospetto dei rapporti di forza tra i contendenti per la supremazia nel territorio. Un equilibrio che di omicidio in omicidio va rinnovandosi, anche se a cadere sono stati anche degli elementi di spicco del Soveratese e delle Serre. Un fatto che potrebbe nel tempo spingere gli ispiratori di questo scontro anche ad una sorta di pax criminale, qualora dalle tante morti non restasse un "vincitore".
In quest’anno a cadere sono state alcune "primedonne" dello scenario ‘ndranghetista locale: Vittorio Sia (boss di Soverato ucciso il 22 aprile), Agostino Procopio (astro nascente della famiglia Procopio-Lentini ucciso il 23 luglio), Giovanni Vallelonga (ammazzato a Stilo il 21 aprile), mentre nel 2009 cadeva (il 27 settembre a Riace) Damiano Vallelunga, il boss dei "viperari" di Serra San Bruno. Nomi pesanti ma, soprattutto, legati tra loro. Sarebbero stati infatti vicini tra loro e, probabilmente, potrebbero aver avuto intenzione di mettersi in proprio, scontentando così qualcuno più in alto.
Di conseguenza, a loro sarebbe toccata la stessa sorte patita da un altro nome pesante, quello di Carmelo Novella, ex alleato della cosca Gallace di Guardavalle, ucciso a San Vittore Olona nel luglio del 2008 dopo aver manifestato l’intenzione di recidere i legami dei "locali" della Lombardia dalla "madrepatria" calabrese. E secondo gli inquirenti, proprio la cosca dominante sarebbe stata la committente del piano omicida, per stroncare il proposito e fornire un deterrente agli altri aspiranti "autonomisti". Esempio che, evidentemente, non ha distolto dai loro propositi i separatisti del basso Jonio e delle Preserre, ferocemente trucidati.
Interessante è il fatto che gli elementi di peso sopracitati potrebbero essere tutti dalla stessa parte. Dunque, proprio quella che, in apparenza, starebbe cercando di mettersi in proprio. Mentre nell’elenco delle vittime di questa mattanza criminale si aggiungono altre figure che, pur inserite in determinati contesti criminali, sarebbero da ritenersi di secondo piano e contrapposte alle prime, delineando così uno scenario alquanto complesso.
Al 40enne Ferdinando Rombolà (l’ultimo in ordine di tempo ad essere ammazzato) possono legarsi diversi fili: era vicino, anche per legami familiari acquisiti, alla famiglia Todaro di Soverato, rivale storica di Vittorio Sia. Era anche amico dei gemelli Vito e Nicola Grattà, uccisi l’11 giugno scorso in un agguato che per gli inquirenti sarebbe proprio la risposta all’omicidio del boss soveratese. A loro sarebbero da collegare in qualche modo anche i morti ammazzati del "gruppo" di Isca: Vincenzo Varano (ucciso il 3 luglio 2009); Luciano Bonelli (nipote di Varano, ucciso il 23 luglio 2009); Francesco Muccari (ucciso, il 16 marzo scorso).

Ovviamente, si tratta di un quadro non solo complicato ma che, soprattutto, è estremamente suscettibile di variazioni, alla luce del segreto nel quale generalmente si sanciscono o cancellano alleanze tra cosche. E tra gli omicidi ancora da inserire in dei confini ben precisi, non va dimenticato quello di Giovanni Bruno, il boss di Vallefiorita ucciso nel maggio di quest’anno, dopo essere subentrato a Vito Tolone, anch’egli trucidato nel gennaio 2008.

dalla Gazzetta del Sud d el 25 agosto 2010

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