Energie rinnovabili e attività immobiliari sullo sfondo della guerra tra cosche

«La forte contrapposizione conferma le dimensioni degli interessi economici»

Giuseppe Lo Re
catanzaro
Un «significativo incremento delle attività investigative», ma soprattutto gli squarci preoccupanti aperti dalla cosiddetta "faida dei boschi", che poi è ben altro rispetto ad un’arcaica battaglia combattuta da pastori e taglialegna. C’è più di un riferimento al Soveratese nella relazione della Procura nazionale antimafia sull’attività svolta dall’ufficio dal luglio 2009 al giugno del 2010: d’altronde la guerra in atto conta decine di morti ammazzati e il livello dello scontro sembra essersi rialzato dopo i mesi di "calma" che hanno preceduto, lo scorso 3 febbraio, il tentato omicidio di Fiorito Procopio, imprenditore davolese di 59 anni. Inquietante pure lo scenario nel quale si starebbe consumando la guerra, cioè il controllo d’investimenti milionari sul fronte immobiliare e lo stuzzicante business dell’energia rinnovabile.
Nel documento reso pubblico ieri dalla Dna vengono riportati stralci della relazione del consigliere Maria Vittoria De Simone, che si occupa del Distretto di Catanzaro (che comprende anche i territori di Cosenza, Vibo Valentia e Crotone). «Le indagini in corso – sottolinea la dott.ssa De Simone – coprono sostanzialmente tutti i gruppi criminali maggiormente attivi nelle province di Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia e Cosenza. Tale rinnovato approccio ha già prodotto risultati positivi con provvedimenti cautelari che hanno riguardato, allo stato, le province di Cosenza e Crotone ed in parte anche quella di Vibo Valentia. In particolare sono stati emessi provvedimenti a carico dei quadri di vertice e degli affiliati alle cosche Abruzzese, nella zona dell’Alto cosentino, e Vrenna-Corigliano- Bonaventura (Crotone). Gli assetti criminali del Crotonese, in particolare, sembrano ormai stabilizzati dopo la pacificazione tra le cosche Arena e Nicoscia, anche se sono fortemente condizionati dalle dinamiche dei "locali" di Cutro e Isola Capo Rizzuto». Ma è a Soverato e zone limitrofe che la relazione dedica passaggi allarmanti; nel documento, infatti, si sottolinea che «nell’ultimo anno il territorio del Soveratese è al centro di una cruenta guerra di ‘ndrangheta che conta sino ad oggi decine di vittime». Importante, sul fronte investigativo, il dato secondo il quale «tra le attività delittuose riconducibili alle cosche sono emersi particolari interessi per investimenti immobiliari di rilievo e per il settore dell’energia rinnovabile». Non a caso, «la forte contrapposizione tra gruppi criminali, sfociata negli omicidi che si stanno registrano nel soveratese, conferma le dimensioni degli interessi economici gestiti dalla cosche».

Si è fatto dunque un salto di qualità: dallo spaccio e dalle estorsioni al tentativo d’infiltrazione in appalti e investimenti notevoli pure nel settore delle energie rinnovabile, sul quale da tempo è altissima l’attenzione della stessa Direzione distrettuale antimafia. Sul fronte investigativo, ancora, la Dna certifica con particolare riguarda al Soveratese che «è stato dato impulso alla materia delle indagini patrimoniali e, in particolare delle misure di prevenzione, che nell’ultimo anno hanno avuto un notevole incremento». Anche a livello locale, infine, trova conferma – secondo la Procura nazionale antimafia – il ruolo di primissimo piano che la ‘ndrangheta ha nel traffico internazionale di stupefacenti «grazie ai suoi consolidati rapporti con i grandi fornitori sudamericani e alla capacità di esportare ingenti quantitativi di cocaina e altre sostanze in molti paesi d’Europa».

dalla Gazzetta del sud del 10 marzo 2011

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