Ecco i perché della sentenza Estorsioni, alcune tentate, ma nessuna partecipazione a gruppi mafiosi

Francesco Ranieri
Sant’Andrea Jonio
Estorsioni di vario genere, alcune solo tentate, concorso in estorsione ma nessuna partecipazione a gruppi criminali mafiosi.
All’indomani delle sette condanne – solo un’assoluzione, quella di Luigi Barbieri – scaturite dal rito abbreviato del processo "Free Village", dal dispositivo emesso dal giudice per le indagini preliminari Antonio Rizzuti emergono particolari interessanti sui vari capi a carico degli imputati.
In particolare, nei confronti di Mario Mongiardo (condannato a otto anni e sei mesi) e di Francesco Corapi (condannato a sette anni) il giudice ha evidenziato che sulla bilancia "aggravanti-attenuanti" va posta l’esclusione «delle aggravanti della partecipazione a gruppo criminale mafioso e della finalità di agevolare un’associazione di tipo mafioso».
Le varie aggravanti contestate – che erano state richieste dal sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Vincenzo Capomolla – sono state poi escluse dal "profilo" degli altri imputati condannati, accusati a vario titolo di concorso in estorsione o in tentata estorsione: tre anni di reclusione e il pagamento di 400 euro per Rosa Criniti, Roberto Cosentino, Francesco Ranieri e Cosmina Samà; due anni e due mesi, e 300 euro di multa, (con pena sospesa) per Bruno Ranieri.
Dalla sentenza è altresì emerso che Mario Mongiardo e Bruno Ranieri sono stati condannati in solido a risarcire i danni causati alla parte civile, Luigi Calabretta.
Il giudice Rizzuti, nella veste di giudice per l’udienza preliminare, ha anche sancito il rinvio a giudizio nei confronti di tre indagati: Daniela Lacusta, Elena Mongiardo e Danilo Varano, che dovranno comparire davanti al tribunale collegiale il prossimo 6 luglio. A comporre il collegio difensivo erano, fra gli altri, gli avvocati Armodio Migali, Salvatore Staiano, Francesco Gambardella, Sergio Callipari, Natale Ferraiuolo, Fabrizio Costarella e Massimo Mosca. Le azioni contestate dalla Dda catanzarese, che sul campo si è avvalsa delle attività investigative della Squadra mobile della questura di Catanzaro, vedevano un presunto sistema di estorsioni ai danni di una società che gestiva il villaggio turistico "Santandrea" di S. Andrea Jonio. Secondo l’accusa, l’attività si sarebbe manifestata attraverso la riscossione delle consuete "mazzette", oppure attraverso l’imposizione di assunzioni, per ruoli di sorveglianza e governatoriali, di persone ritenute vicine al duo Corapi-Mongiardo. Proprio legate a quest’ultima situazione sono, quindi, le posizioni di presunto concorso in estorsione contestate a Rosa Criniti, Roberto Cosentino, Francesco Ranieri e Cosmina Samà (moglie di Mongiardo).
L’indagine è venuta alla luce nel settembre 2010 e ha avuto una seconda fase anche nel successivo mese di dicembre con ulteriori arresti. Nella seconda fase gli inquirenti ritennero di aver trovato gli elementi per delineare un tentativo di accaparramento di alcune parti del villaggio turistico. In particolare, sempre secondo la tesi dell’accusa, il duo Mongiardo-Corapi avrebbe tentato di imporre una persona di fiducia nel corso di un’assemblea per "mettere le mani" sul cosiddetto "supercondominio" della struttura, in grado di produrre un giro annuo di circa 300.000 euro. Un’azione che la Dda ha classificato come tentata estorsione, poiché alla fine dei conti il cambio al vertice del "supercondominio" non è mai riuscito.
dalla Gazzetta del Sud del 31 marzo 2012

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