Dovevano andare con una bomba e ammazzarli tutti

L’intercettazione in cui i Labate avrebbero parlato di un attentato contro Giuseppe Lombardo, sostituto procuratore della Dda di Reggio

Il Comitato per la sicurezza pubblica di Reggio ha disposto l’installazione delle telecamere all’esterno dell’abitazione del sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo che, recentemente, è stato destinatario di alcune minacce da parte della cosca Labate. Minacce che sono state registrate dalla squadra mobile, diretta da Gennaro Semeraro, e annotate in una dettagliata informativa trasmessa nei giorni scorsi alla Procura di Catanzaro.
Si tratta, in sostanza, di alcune esternazioni di affiliati alla famiglia mafiosa di Gebbione, guidata dal boss latitante Pietro Labate e dal fratello di quest’ultimo, Franco. Entrambi sono stati condannati il 16 luglio scorso a 20 anni di carcere nel processo “Archi-Astrea”.
Una sentenza con la quale il gup ha accolto le richieste del pubblico ministero Lombardo il quale aveva chiesto 28 anni di reclusione per i due esponenti del clan coinvolti nell’inchiesta sulla Multiservizi Spa, la società mista del Comune che è stata sciolta dopo che la prefettura non aveva concesso il certificato antimafia al socio privato.
A poche ore dalla requisitoria, gli uomini di Semeraro e del suo vice Rattà hanno captato una conversazione nella quale due pericolosi soggetti legati alla cosca contestavano la scelta dei capi di non aver dato “ancora” l’autorizzazione per colpire il magistrato: «Prima ce lo leviamo di mezzo e meglio è».
La pesante condanna inflitta ai “Ti Mangio” (il soprannome della cosca operante nella zona sud di Reggio) ha suscitato ulteriori esternazioni da parte dei familiari.
Inquietante un passaggio di una telefonata tra Mimma e Santa Labate, sorelle del boss Pietro, che l’indomani della decisione del giudice, il 17 luglio, hanno commentato la sentenza del processo “Archi-Astrea”. «Dovevano andare con una bomba e ammazzarli tutti. Sono disgraziati, guarda…giudici e tutti». È Mimma la più nervosa tra le due sorelle del boss che, dopo aver scontato un lungo periodo al 41 bis, l’anno scorso si è dato alla macchia, la stessa notte in cui doveva essere eseguito il suo arresto.
Sospettando di essere intercettata, Santa capisce subito la pericolosità di quelle parole e rimprovera Mimma per l’imprudenza avuta: «Vuoi che ti tenga al telefono?… È inutile che dici cazzate dalla bocca. Poi… fanno quello che vogliono, scrivono quello che vogliono, a piacere loro».
E, infine, un altro passaggio inquietante: «Certe volte dico, che abbiamo la salute che le cose piano piano si fanno… ci fosse Liccio (il soprannome dell’altro fratello Santo, ndr) e che stesse bene…il resto, piano piano….quello che vuole Dio».
Il Corriere della Calabria è in grado di pubblicare (in allegato e nella sezione documenti) l’intercettazione integrale depositata dalla squadra Mobile alla Procura di Catanzaro.

Lucio Musolino

da il Corriere della Calabria

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