Cosca Gallace-Novella Inflitti 190 anni a sedici “affiliati”

È pesante, e storica allo stesso tempo, la prima sentenza per ‘ndrangheta emessa nella provincia di Roma, dal tribunale di Velletri: 190 anni di carcere ai danni di esponenti della cosca Gallace-Novella, originaria di Guardavalle, ben radicata da anni proprio nel vasto territorio del litorale romano. Nel territorio laziale, il gruppo ‘ndranghetistico avrebbe controllato svariati traffici illeciti, in particolare il traffico di droga, pur rimanendo gerarchicamente legato ai vertici calabresi, che secondo la ricostruzione dell’accusa sarebbero stati anche molto “sensibili” al settore degli appalti pubblici. La conclusione del processo di primo grado arriva a undici anni dall’avvio dell’inchiesta “Appia”, un iter investigativo e giudiziario partito nel 2002, quando il pm Francesco Polino, della Dda capitolina, vergò le prime richieste cautelari contro gli esponenti della cosca attiva ad Anzio e Nettuno. I reati contestati variavano dall’associazione a delinquere di stampo mafioso all’a s s o c i azione finalizzata al traffico di stupefacenti. A essere condannati – a fronte di una richiesta del pm Polino nell’ultima udienza del gennaio scorso pari a ben 320 anni di carcere – sono stati: Agazio Gallace, 9 anni; Angelo Gallace, 12; Antonio Gallace, 17; Bruno Gallace, 11; Cosimo Damiano Gallace, 14; Giuseppe Antonio Gallace, 12; Pietro Gallace, 15; Vincenzo Gallace, 16; Cosmo Leotta, 10; Romano Malagisi, 12; Maurizio Molvini, 14; Domenico Origlia, 10; Marco Pacini, 8; Paolo Riitano, 10; Francesco Taverniti, 10, Liberato Tedesco, 8; Vincenzo Bruno Tedesco, 12. L’assoluzione è arrivata per Agazio Loielo, Mariano Silvi, Flaminio Pasquino, Fabrizio Atturi, Alessandro Riitano, Massimiliano Pascucci; deceduti, Carmelo Novella (per il cui omicidio è stato condannato Vincenzo Gallace) e Nicola Perronace. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Vincenzo Garruba, Franco Loiacono e Giovanni Tedesco. La sentenza giunge, dunque, al termine di articolate inchieste che hanno impegnato la sezione anticrimine del Ros dei carabinieri di Roma, che nel 2004 portarono a 94 arresti, e quella dei colleghi della Compagnia di Soverato, con l’operazione “Mithos”. Fondamentale, anche in questa sentenza di primo grado è stata la testimonianza del pentito Antonino Belnome, richiamata, nella sua requisitoria, dal pm Polino. Inoltre, anche le intercettazioni ambientali hanno permesso di costruire un quadro accusatorio che ha retto di fronte al vaglio del Tribunale, evidenziando l’o p e r atività, anche recente, del gruppo nell’ambito del traffico di stupefacenti, con diversi contatti attivi in America Latina.
Francesco Ranieri
dalla gazzetta del sud del 23 Ottobre 2013

Commento (1)

saverio aloisio24 ottobre 2013 alle 09:50

Bene, l'ambiente è più salubre quando la monnezza viene conferita negli appositi contenitori: la galera

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