Boom dell’eolico, tre inchieste a Catanzaro

Il procuratore capo Lombardo avrebbe già illustrato la situazione alla Direzione nazionale antimafia

Giuseppe Lo Re

catanzaro
Eolico e malaffare in CalabriaTangenti, infiltrazioni della criminalità organizzata, intimidazioni e minacce, gravi violazioni urbanistico-amministrative. C’è di tutto nelle inchieste calabresi sulla realizzazione dei parchi eolici in gran parte del territorio regionale.
Fascicoli sono stati aperti un po’ dappertutto, da Paola a Crotone. E parte di essi è confluita recentemente a Catanzaro, essendo coinvolti a vario titolo ex amministratori regionali. Nel capoluogo di regione sono tuttora aperte tre inchieste. Due sono affidate al sostituto procuratore Salvatore Curcio, la terza al collega Carlo Villani.
Curcio sta "scavando" nelle procedure per la realizzazione di un parco eolico a Girifalco (Catanzaro) e di un altro nel crotonese. In quest’ultimo caso si segue la pista delle infiltrazioni della criminalità organizzata sia nei lavori che nell’iter percorso a monte. Nel caso di Girifalco s’ipotizzano invece violazioni alle normative urbanistiche e amministrative. Sulla base di quest’assunto, nel luglio scorso l’area sulla quale doveva l’aerogeneratore A3 è stata oggetto di un sequestro preventivo disposto dal gip del Tribunale di Catanzaro a seguito di un’ordinanza di sospensione dei lavori emessa dall’Ufficio tecnico comunale di Girifalco su esposto di un cittadino. Recentemente la Cassazione ha accolto il ricorso della ditta interessata contro il sequestro, rinviando gli atti a Catanzaro per un nuovo esame. Secondo la denuncia, a Girifalco non si sarebbero rispettate le distanze tra il parco eolico e alcune abitazioni, anche approfittando della presunta falsificazione di mappe catastali.
L’attività investigativa, fanno sapere dal Palazzo di Giustizia, sta andando avanti a tamburo battente. Così come s’indaga nell’ambito della terza inchiesta, quella "ereditata" dalla Procura della Repubblica di Paola e affidata adesso al pm Villani. Per un problema di competenza territoriale l’inchiesta da Paola fu trasferita alla Procura di Cosenza e solamente nei mesi scorsi, visto il coinvolgimento di ex amministratori regionali, è giunta a Catanzaro. Il fascicolo – così come è giunto da Paola e Cosenza – conterebbe una trentina di indagati, tra ex amministratori regionali, imprenditori e faccendieri. L’indagine ruota intorno al sospetto che siano state modificate ad hoc le linee guida della Regione per la costruzione dei parchi eolici soprattutto nel crotonese. E sarebbe stata pagata una tangente da 2 milioni e 400 mila euro per consentire la costruzione di piloni ed eliche in aree più o meno vietate. Sospetti favori poco disinteressati fatti da ex amministratori a imprenditori pronti ad entrare nell’affare.
I sospetti sulla presunta tangente risalgono all’inchiesta paolana, quindi ad alcuni anni orsono; adesso spetta alla Procura catanzarese cercare riscontri, anche attraverso la verifica dei movimenti bancari di alcune società. Nel voluminoso fascicolo sono contenute anche numerose intercettazioni telefoniche. E ci sarebbero pure i verbali di un testimone che avrebbe raccontato la propria versione dei fatti ai magistrati catanzaresi; si tratterebbe di un teste già utilizzato per l’elaborazione della trama accusatoria nell’inchiesta Why Not, aperta dall’ex pm Luigi De Magistris prima della nota avocazione da parte della Procura generale catanzarese; d’altra parte, agli albori di Why Not il pm De Magistris lambì il settore dell’eolico. C’è infine l’aspetto di una presunta violazione del segreto istruttorio, sulla quale lo stesso pm Villani ha aperto un’inchiesta parallela contro ignoti a seguito della pubblicazione di alcuni atti.
Che ci sia un solo filo conduttore fra le tre inchieste tuttora in corso a Catanzaro è, al momento, escluso dagli stessi inquirenti. C’è, comunque, una supervisione della situazione da parte del procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo. Quest’ultimo ha partecipato nelle scorse settimane ad una riunione con la Procura nazionale antimafia alla quale ha illustrato l’attività investigativa svolta a Catanzaro. Altre inchieste sull’eolico attenzionate dalla Dna sono attualmente in corso in Sardegna, Puglia, Campania e Sicilia.
Lo scenario
In tuttala Calabria negli ultimi anni sono fioriti parchi eolici. Un business altamente interessante per grosse multinazionali, che hanno presentato complessivamente decine di progetti alla Regione.

NumeroseProcure calabresi hanno via via aperto fascicoli sulle autorizzazioni e sui lavori di realizzazione dei parchi. Tantissime iniziative sono risultate perfettamente regolari, su qualche altra gli inquirenti nutrono alcune perplessità.Jachin - una delle colonne del tempio di Salomone

 

A Catanzarosono complessivamente tre le inchieste tuttora aperte.

La prima riguarda un impianto del crotonese e le eventuali infiltrazioni della criminalità; un’altra ruota intorno al parco eolico di Girifalco ed a presunte violazioni urbanistiche; la terza è incentrata su sospette modifiche ad hoc del piano eolico regionale e sul pagamento di una presunta tangente.

dalla Gazzetta del Sud del 25 maggio 2010

Commento (1)

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