Avviati i lavori per svuotare il laghetto artificiale di Davoli

 

Realizzata una trincea a monte dei fabbricati per canalizzare le acque

Francesco Ranieri

Sant’Andrea Jonio
Ci vorranno almeno un paio di giorni per svuotare il laghetto artificiale che si è creato in località "Piani di Bella" di Davoli Marina. L’invaso era spuntato tre notti fa nel giro di poche ore, frutto del copioso flusso d’acqua creato dalla falda freatica che sta allagando, da sotto il pavimento, diverse abitazioni.
Ieri mattina si è arrivati alla conclusione di quello che è un primo intervento di messa in sicurezza, allo scopo di evitare che qualcuno malauguratamente finisca nel lago, largo circa 100 metri e profondo due. Nei giorni scorsi, il Comune ha predisposto un canale artificiale nel quale far defluire, fino al torrente Melis, l’acqua del lago. Secondo il sindaco di Davoli, Cosimo Femia, tale lavoro «è la prova che come Comune non ci siamo disinteressati dei problemi della zona, tutt’altro visto che siamo all’opera da tempo e proseguiamo a monitorare il fenomeno, dopo aver realizzato una trincea a monte dei fabbricati interessati per canalizzare le acque fino al Melis».
L’estensione della falda acquifera è enorme e si è manifestata in maniera così drammatica «a causa delle piogge eccezionali, che l’hanno ingrossata a dismisura. Quanto sta avvenendo in località "Piani di Bella" – evidenzia Femia – è il segno tangibile di una violenza perpetrata nei decenni scorsi ai danni del territorio, con lo sbancamento di circa dieci metri sotto il livello del fiume. Le intense e continue piogge degli ultimi due inverni, che a dire della protezione civile nazionale non si verificavano da oltre quaranta anni, e le portate del torrente Melis hanno determinato l’innalzamento della falda freatica al punto da interferire direttamente con le fondazioni dei fabbricati realizzati in zona a destinazione agricola».
Di fronte al disagio dei residenti che hanno le case allagate e sono costretti a tenere accese le pompe di sollevamento 24 ore su 24, il primo cittadino non sprizza ottimismo, spiegando che si dovrà attendere che la falda torni alle dimensioni precedenti e che «la natura dei luoghi è immodificabile, anche se nelle prossime ore faremo un altro monitoraggio e programmeremo la realizzazione di un canale di smaltimento delle acque di falda tolte dall’area».
E una volta rientrato l’allarme (con tempi ancora incerti) i proprietari delle case interessate «dovranno dotarsi di impianti di sollevamento adeguati, per consentire, allorquando si ripeteranno episodi analoghi, l’abbassamento della falda». Tale tempistica è comunque contestata dai cittadini, ormai in preda ad un incubo da un mese e mezzo e senza una prospettiva certa. Il rischio potrebbe essere addirittura che le loro case diventino inabitabili. Al momento, una famiglia ha già dovuto lasciare la propria abitazione, sgomberata dal Comune per ragioni di sicurezza, e ha trovato ricovero in un appartamento messo a disposizione da un imprenditore del luogo.

«Ma è evidente – spiegano i residenti infuriati – che non potremo restare in questa situazione. Anzi, ribadiamo ancora una volta la nostra richiesta di aiuto. Siamo stati noi a far intervenire la Protezione civile con i propri mezzi, siamo noi ad avere le pompe di sollevamento sempre accese (con costi enormi), siamo noi a rischiare di non avere più un tetto sotto il quale dormire. Cos’altro ancora c’è da attendere per darci una risposta concreta che, intanto, allevi il nostro disagio?»

dalla gazzetta del sud del 25 marzo 2010

Commenti (3)

Pino25 marzo 2010 alle 18:51

chi ha autorizzato queste persone a costruire propio lì?
adesso i problemi di queste persone dovranno essere risolti con soldi pubblici (cioè nostri)…………

Giuseppe25 marzo 2010 alle 19:55

Credo che vedere a rischio la propria casa costruita con tanti sacrifici sia una delle cose più brutte che una famiglia possa vivere.
E’ anche vero, secondo me, che quando si continua a violentare impunemente il territorio prima o poi i nodi vengono al pettine, con allagamenti frane e quant’altro.
Non sono un geologo ne un esperto in materia ma da quello che ne so quelle case sono state costruite abbondantemente sotto il livello del fiume in un terreno che il Sindaco Femia dice essere a destinazione agricola, perchè ci sono le case allora?
Sono state costruite con tutte le carte in regola? Le case costruite dai nostri nonni senza Geometri, Ingegneri e tutta la tecnologia moderna sono ancora in piedi, case povere ma costruite con il buon senso e nel rispetto della natura, ho sentito spesso dire mio nonno che fiumi, mari ecc. non si possono imbrigliare più di tanto e prima o poi si riprendono il loro spazio naturale. Non possiamo pensare di sottomettere tutto ai nostri bisogni, natura compresa. Speriamo comunque che si possa trovare una soluzione per la tranquillità delle famiglie che stanno vivendo questo dramma e che almeno tutto ciò serva da insegnamento per il futuro, soprattutto per gli amministratori in modo che prima di concedere le licenze edilizie facciano tutte le verifiche necessarie, adesso non so proprio cosa possa fare il Sindaco.

Giuseppe27 marzo 2010 alle 14:15

Ma i diretti interessati non hanno proprio niente da dire?

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