Assolti ex sindaco e assessori

Aloisio: è stata confermata la trasparenza e correttezza del nostro operato

 

Francesco Ranieri
Catanzaro
«Il fatto non sussiste». Il Tribunale di Catanzaro (presidente Maria Gabriella Reillo) ha assolto con formula piena dall’accusa di abuso d’ufficio l’ex sindaco di San Sostene Luigi Aloisio, il suo vice Michele Corasaniti, l’ex assessore Michele Aversa e il responsabile pro-tempore dell’ufficio tecnico comunale Giorgio Procopio.
La Procura della Repubblica di Catanzaro – l’inchiesta venne aperta dall’allora pm Luigi De Magistris e poi portata a termine dal sostituto procuratore Gerardo Dominijanni – aveva contestato loro alcune delibere d’affidamento di incarichi tecnici, che sarebbero state approvate senza tenere conto di presunti legami parentali. In pratica, l’ipotesi di reato – contestata all’Amministrazione comunale di San Sostene del periodo 2001/2006 – si sarebbe configurata nell’affidamento di alcuni incarichi professionali a presunti parenti, senza, dunque, la necessaria astensione da parte dei singoli componenti dell’organo esecutivo comunale che, di volta in volta, sarebbero stati coinvolti. Ipotesi dunque crollata con la sentenza di assoluzione alla quale si è giunti dopo la chiusura indagini del marzo 2010 e la richiesta di rito abbreviato che le persone rinviate a giudizio avevano fatto tramite i loro legali: l’avv. Vincenzo Ioppoli per Aloisio e l’avv. Matteo Caridi per Corasaniti, Aversa e Procopio.
Il pool difensivo aveva sempre sostenuto l’estraneità dei propri assistiti alle accuse, specificando che l’ipotesi di reato avrebbe fatto riferimento a incarichi professionali affidati dall’amministrazione comunale a persone "terze" rispetto ai rappresentanti politici dell’ente locale, «per cui è stata corretta la loro partecipazione al voto e alla decisione al momento di approvare quegli incarichi professionali, dai quali non hanno dunque ricavato alcun profitto personale».
L’ex sindaco Aloisio si è detto soddisfatto perché «abbiamo avuto l’assoluzione massima. Il fango gettato su di noi si è confermato spazzatura».
Secondo Aloisio «questo processo è stato particolare, partito su denuncia di un ex assessore: io – ha affermato Aloisio – ho reagito a una sua attività che non condividevo in quanto capo dell’amministrazione e lui mi ha denunciato. Allora furono coinvolti altri componenti della giunta e il tecnico comunale». L’attività amministrativa della giunta Aloisio venne controllata per diverso tempo e nei minimi particolari, per cercare elementi di prova a sostegno delle ipotesi di reato.
«Quando lessi l’informativa delle forze dell’ordine riguardo l’attività amministrativa mi meravigliai che non si fosse subito notata l’infondatezza delle accuse. Ma oggi – afferma ancora Alisio – sono contento perché il processo si è concluso senza prescrizione: questa sarebbe infatti stata una macchia che la mia persona e la mia amministrazione non avremmo potuto accettare».

Il ragionamento dell’ex primo cittadino di San Sostene si conclude poi considerando l’evoluzione di questa inchiesta: «Ho avuto 19 capi imputazione iniziali poi ridotti a tre fino alla piena assoluzione. È la consacrazione della legittimità di tutta la mia Amministrazione, alla luce dei controlli che ho avuto – "quanti sono stati controllati come lo sono stato io?" si è chiesto – su determine e atti di giunta, dalla testa ai piedi per verificare la piena correttezza amministrativa e legalità dell’operato mio e dei colleghi amministratori che mi hanno seguito sempre e che hanno avuto fiducia in me».

dalla Gazzetta del Sud del 7 luglio 2011

Aggiungi un commento

Vostro Commento