anche questa…aggiornato il 29/09

 

Scandalo a Crotone, scuole pubbliche

costruite sopra le scorie tossiche

 

Usate circa 350 mila tonnellate contenenti metalli

pesanti. Sequestrate 18 aree in città e provincia

  

CROTONE – Migliaia di tonnellate (350 mila) di scorie pericolose (arsenico, zinco, piombo, indio, germanio, mercurio) sarebbero state utilizzate per realizzare i piazzali di due scuole di Crotone e una di Cutro, i parcheggi di attività commerciali e la pavimentazione di una delle banchine del porto. Sette persone sono indagate per smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e disastro ambientale.

SEQUESTRI – Diciotto aree nei territori di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro sono state sottoposte a sequestro preventivo in quanto sarebbero stati realizzati lavori edili con l’impiego di materiali di scarto pericolosi della società Pertusola Sud, che ha chiuso l’attività alla fine degli anni Novanta. Il materiale altamente nocivo avrebbe dovuto essere smaltito in discariche specializzate e invece sarebbe stato ceduto a imprese di costruzioni che lo hanno utilizzato in lavori edili riguardanti, tra l’altro, anche alloggi popolari, villette, una banchina portuale e strade. Il sostituto procuratore di Crotone, Pierpaolo Bruni, ha detto che al momento non risultano collegamenti con la ’ndrangheta, anche se una delle ditte coinvolte negli anni scorsi era stata oggetto di indagini.

dal corriere della sera edizione on-line del 25 settembre 2008

 

 

Scoperte dalla polizia molte opere costruite con materiali altamente pericolosi
Sequestrate 18 aree nell’area cittadina ma anche a Cutro e Isola Capo Rizzuto

Crotone, scuole fatte con rifiuti tossici
sette persone indagate dalla procura

Migliaia di tonnellate di materiale con arsenico, zinco, piombo, indio, germanio e mercurio
proveniente dall’industria "Pertusola" invece di essere smaltiti in discarica erano usati in edilizia

 

CROTONE – Scuole, parcheggi, strade, case e opere pubbliche costruite con materiale di scarto industriale, rifiuti tossici e sostanze cancerogene. E’ quanto emerge dall’operazione della polizia denominata ‘Black Mountains’ che ha portato al sequestro di ben 18 aree disseminate lungo tutto il territorio crotonese fino a Cutro e Isola Capo Rizzuto, aree ad alta densità mafiosa nell’entroterra. La procura della Repubblica di Crotone, coordinata dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, ha provveduto a sequestrare le strutture al centro dell’indagine. Sette persone sono state iscritte nel registro degli indagati, alcune delle quali per associazione a delinquere.

Almeno 350 mila tonnellate di materiali tossici sono state utilizzate per costruire, tra l’altro, tre cortili di altrettante scuole: l’elementare San Francesco e un istituto tecnico superiore, entrambi di Crotone, e una scuola elementare a Cutro. Arsenico, zinco, piombo, indio, germanio, mercurio, sostanze tossiche speciali provenienti dagli scarti dell’industria "Pertusola" di Crotone che invece di essere smaltiti con le cautele di legge venivano impiegati in edilizia.

Il materiale avrebbe dovuto essere trattato in discariche specializzate ed invece sarebbe stato ceduto a imprese di costruzioni che lo hanno utilizzato in lavori edili riguardanti anche alloggi popolari, villette, una banchina portuale e strade.

Sette gli indagati, rappresentanti legali di ditte edili e funzionari dell’azienda sanitaria: Vincenzo Mano, legale rappresentante pro-tempore della Pertusola sud, che ha chiuso l’attività alla fine degli anni ’90; Giovanni Ciampà, rappresentante legale delle imprese Ciampà; Paolo Girelli, rappresentante legale dell’impresa Bonatti; Alfredo Mungari, rappresentante legale della Costruzioni Leto e i tre funzionari dell’asl regionale: Domenico Colosimo, Francesco Ruscio e Domenico Curcio.

Il sequestro delle 18 aree è stato notificato al presidente della Provincia, Sergio Iritale, che ha diffuso una nota durissima. "La notizia – si legge – conferma, se pure ce n’era bisogno, la gravità eccezionale della situazione ambientale su larga parte del territorio provinciale e, in particolare, la responsabilità che, nel determinarsi di questa situazione, hanno avuto le politiche di aggressione al territorio e di rapina delle risorse per lunghi anni attuate dall’Eni attraverso le società controllate e le attività condotte nella provincia di Crotone".

La Bonatti Spa dal canto suo precisa che non è stata contestata l’associazione a delinquere, ma ipotesi di reato attinenti alla gestione dei rifiuti. "Precisiamo -scrive a Repubblica.it la società- che i materiali in argomento, la cui natura è in corso di acertamento, sono stati impiegati da terzi (imprese subappaltatrici) esclusivamente a scopo temporaneo".

(da la repubblica on-line del 25 settembre 2008)

 

MISTERO A CROTONE

Scuole costruite con i veleni
Sparito il video con le prove

Era nel fascicolo del pm: «Ho aperto un’inchiesta». Le scorie forse gettate anche in mare

 

 

CROTONE — C’era anche un filmato, che è stato cancellato, a descrivere come avveniva lo smaltimento delle scorie tossiche della Pertusola utilizzate per costruire anche scuole pubbliche. Un giallo che apre nuovi interrogativi su un’indagine avviata nel 1999 e conclusasi solo da qualche giorno con sette avvisi di garanzia e un’ipotesi d’accusa sconvolgente: disastro ambientale.
Qualcuno tra gli inquirenti del Nisa (Nucleo investigativo sanità e ambiente) sostiene che le videocassette fossero addirittura due, ma di una non si è trovata traccia negli archivi della procura. Di quella invece in mano al pm Pierpaolo Bruni, scorrendo le immagini si vede solo un quadro bianco. Tutto cancellato. «Ho aperto un fascicolo sulla sparizione» dice Pierpaolo Bruni, titolare dell’inchiesta sullo smaltimento illegale delle scorie tossiche. In quel filmato realizzato nel 1999 dal Nisa (nucleo investigativo sanità e ambiente) c’era la prova di come gli operai delle imprese Crotonscavi e Ciampà miscelavano i rifiuti tossici che poi sotterravano nei cantieri. L’attenzione degli uomini del Nisa si era soffermata su quel materiale scuro e granuloso, che nulla aveva a che fare con la malta cementizia.

Quella miscela di cubilot, scarto della Pertusola e loppa d’altoforno, proveniente dall’Ilva di Taranto, era invece una bomba ecologica perché conteneva magnesio, piombo, arsenico e cadmio. Sostanze simili sono state trovate dai periti della Procura nei 18 siti sequestrati (scuole, porto, ville e strade), tutte realizzate dalle due imprese finite sotto inchiesta.

In un primo momento si era pensato a una smagnetizzazione del video, però poi si è accertato che sopra quelle immagini qualcuno ne aveva registrate altre. Volutamente? E soprattutto, chi aveva l’interesse ad oscurare quelle prove? Il lungo periodo, nove anni, trascorso dall’inizio dell’inchiesta potrebbe aver danneggiato il video? Interrogativi che dovrà sciogliere l’indagine affidata alla squadra mobile. Al giallo del video scomparso si aggiungono poi i dubbi sul perché questa indagine sia durata nove anni. L’ex procuratore capo di Crotone Franco Tricoli, insediatosi proprio nel 1999, e rimasto in carica fino a luglio scorso, dice di aver fatto tutto quello che era necessario fare. «Avevo sollecitato lo smaltimento dei rifiuti e avevo informato delle scorie tossiche sia la Commissione antimafia sia la Prefettura. Non ho preso provvedimenti cautelativi, in questi anni, perché i periti non mi hanno prospettato l’esigenza di un pericolo imminente».

Diversa la valutazione del pm Pierpaolo Bruni. «Il primo atto che ho fatto è stato quello di chiedere al gip il sequestro delle aree a rischio. C’è il pericolo di una contaminazione qualora si smuovesse la terra sotto la quale sono state smaltite le scorie». Che potrebbero essere state riversate anche in mare, nella riserva protetta nelle acque antistanti Crotone. Questo almeno hanno scritto in una relazione presentata nell’ottobre del 2007 al ministero dell’Ambiente gli esperti del consorzio nazionale interuniversitario. La documentazione è stata già richiesta dal pm Bruni.

Carlo Macrì
Dal corriere on line 29 settembre 2008

Commenti (4)

ospite27 settembre 2008 alle 03:30

e se fosse tutta una balla?

3 monkey29 settembre 2008 alle 08:01

e se fosse vero? se si vuole chiudere gli occhi, chiudiamoli pure….

the fourth monkey29 settembre 2008 alle 10:32

lo ha fatto, e continua a farlo la camorra, perchè i nostri mafiosi non dovrebbero farlo? o qualcuno pensa che le ‘ndrine son più “buone” dei vari gruppi camorristici? dicono, gli inquirenti, che questo “lavoro” rende molto, ha pochi rischi e le condanne sono “leggere”…

Mimmo29 settembre 2008 alle 16:36

Cari i nostri, se avete occasione, leggete il libro “La nave della Ndrangheta”, di Antonio Delfino, bravo giornalista calabrese. Il libro ha qualche anno e quando l’ho letto per la prima volta, ho pensato che se quello che scriveva il giornalista fosse vero, sarebbe da preoccuparsi a fare bagni nel nostro mare. Oggi, ancora indizi; senza dimenticare che due indizi formano una prova.

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