Alla ricerca di tracce fra storia e leggenda dell’arrivo di Ulisse nell’Istimo due mari

Scoperta una cinta muraria che costeggia un pianoro in una località indicata con il toponino "Uolissa"

Antonio Montuoro, presidente associazione culturale Teura, scrive all’assessore regionale alla Cultura Mario Caligiuri, al sindaco di Tiriolo Giuseppe Lucente e alla soprintendente per i beni archeologici Simonetta Bonomi per chiedere maggiore tutela dell’area compresa nell’Istimo tra i due mari, dove sono stati rinvenuti reperti interessanti che fanno riecheggiare il mito di Ulisse.
«Il territorio di Tiriolo – premette – per la sua posizione strategica a controllo dei traffici nel breve "Istmo tra i due mari", fin dalla preistoria e stato scelto dall’uomo come suo insediamento privilegiato. I reperti venuti alla luce nel suo territorio nel corso dei secoli rappresentano lo specchio fedele delle comunità indigene, prima Enotria e poi Brettia, che hanno saputo scontrarsi e confrontarsi con le grandi civiltà del tempo: Greci, Romani, Cartaginesi, ed altre. Ma la storia di Tiriolo ha saputo alimentarsi anche di miti e leggende, in primis quella di Italo, l’eroe eponimo da cui l’attuale nome della penisola italiana, e, soprattutto, di Ulisse, il mito senza tempo e senza spazio, simbolo della sfida all’ignoto. La teoria di Armin Wolf, che vuole l’eroe omerico anche nei nostri mari e nei nostri territori, è abbastanza recente, però non dimentichiamoci che già Cassiodoro indicava Ulisse tra i fondatori di Skyllefion. Com’è noto, nell’VIII secolo a.C., Omero, prendendo probabilmente spunto dalle storie che gli aedi suoi predecessori e contemporanei raccontavano nelle corti e per le strade della Grecia, raccolse e narrò nei suoi poemi epici Iliade e Odissea le gesta dei tanti condottieri che dalla Grecia si erano recati a combattere a Troia.
La teoria del Wolf – precisa Montuoro – basata su una ricostruzione storica e geografica del poema omerico, individua nella foce del fiume Amato e nel Golfo di S. Eufemia il luogo in cui Ulisse giunse naufrago e dove incontrò Nausicaa, figlia di Alcinoo re dei Feaci. Una volta individuato questo luogo è stato facile per il Wolf localizzare la reggia di Alcinoo, ubicandola nel territorio di Tiriolo, posto sullo spartiacque dell’Istmo, poiché Nausicaa dice ad Ulisse: "Ma come in vista della città arriveremo, un muro la cinge, alto, e da un lato all’altro sono due porti, ma stretta e l’entrata" [Odissea, VI, 263, 265]. Fin qui i tentativi di dar corpo a questa teoria del Wolf si sono infranti contro la carenza di ritrovamenti risalenti al periodo omerico (VIII secolo a.C. e prima). Ciò a mio avviso, essenzialmente, per due motivi. Da un lato, la sovrapposizione dei centri urbani (enotrio, brettio, medievale, moderno) ha causato la distruzione degli strati archeologici piu antichi e ha impedito una ricerca storica di ampio respiro, e reso difficile l’interpretazione scientifica dei reperti recuperati. Dall’altro, la scarsa attenzione che i beni archeologici ed artistici, risorsa primaria per questa terra di Calabria, hanno ricevuto da chi era preposto alla sua valorizzazione e tutela (governi centrali, regionali, comunali, eccetera).
Oggi- va avanti – grazie alle continue ricognizioni sul territorio da parte di appassionati locali per la redazione di una carta archeolgica, si può affermare con ragionevole certezza che l’attuale centro di Tiriolo (collina di Lairta, Donnu Pietru) era solo uno dei tanti, sicuramente il piu esteso ed importante, nuclei abitativi che coesistevano sul territorio (altre vestigia nei decenni passati erano emerse all’interno del kastron bizantino di Monte Tiriolo, collina Vala, Santu Janni, Santu Donatu). Nelle scorse settimane si è avuta un’importante scoperta archeologica che, se suffragata da ulteriori e più approfondite ricerche, potrebbe dare un clamoroso impulso alla teoria di Armin Wolf. A quanto è dato sapere, infatti, a seguito di saggi archeologici preventivi per la realizzazione di un parco eolico in località Trazzani del Comune di Tiriolo a ridosso del fiume Amato, e poco distante da una località che in alcuni documenti del Seicento e secondo i ricordi delle generazioni tiriolesi e stata tramandata con il toponimo "Uolissa", è stata scoperta una cinta muraria che costeggia un ampio pianoro (Purgatuoru, dove fino al Sei-Settecento esisteva la Chiesa del Purgatorio). Sembra, inoltre, che dal terreno stiano emergendo antiche fornaci, databili al IV secolo a.C e frammenti di ceramica ad impasto riferibili ad una cultura a cavallo tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro. Poco piu a sud, in territorio del Comune di Amato, durante gli scavi per il metanodotto, nei pressi di una fonte termale, sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramiche preistoriche.
Questi ritrovamenti – aggiunge – lasciano supporre la presenza di un antico centro preistorico/protostorico che, come accennato prima, fa prefigurare scenari importanti per la conoscenza della storia della Calabria, dell’Istmo tra i due mari e delle civiltà che vi abitarono in un’epoca che precede la colonizzazione greca. Ritengo che, comunque la si pensi, Ulisse e Nausicaa rimarranno sempre nel cuore dei calabresi, nel segno del mito e della cultura.
L’invito che mi sento di rivolgere alle istituzioni preposte – conclude – è che il sito abbia la valorizzazione che merita e non si ceda alla tentazione dell’abbandono e di conseguenza della sua distruzione, come troppe volte è successo nella "Terra di Italo"».
dalla Gazzetta del Sud del 23 maggio 2012

Commenti (2)

grazia pia4 giugno 2012 alle 15:31

mi piacerebbe avere un libro.

grazia pia4 giugno 2012 alle 15:32

vi voglio bene

Aggiungi un commento

Vostro Commento