Un Calabrese conquista l’Oscar

Un omaggio al nostro Paese
dai premiati nella notte delle stelle
LOS ANGELES
Sapeva che nel suo paese di origine, a Marzi (Cosenza), i suoi familiari e gran parte degli abitanti stavano seguendo in diretta la cerimonia degli Oscar. E così quando dal palco del Teatro Kodak è stato annunciato che Mauro Fiore aveva vinto la statuetta per la splendida fotografia di Avatar, Mauro Fiore non ha saputo resistere: dopo avere reso un omaggio al regista James Cameron è esploso in un entusiastico saluto in italiano. «Un grande saluto all’Italia! Viva l’Italia. Un grande abbraccio». «Sapevo che a Marzi i miei genitori e mia sorella mi stavano guardando alla Tv - ha spiegato dopo la vittoria». Nel suo discorso di ringraziamentoha reso omaggio anche ai suoi genitori «Lorenzo e Romilda, giunti in America con quattro valigie e un sogno».
Era l’inizio degli anni ’70. Mauro aveva sette anni. I suoi genitori si stabiliscono a Chicago. Dove il futuro premio Oscar frequenta il Columbia College e incontra Janusz Kaminski, che diventerà il suo grande amico e mentore a Hollywood. Quando la famiglia torna in Italia, Mauro resta negli Stati Uniti dove collabora a diversi film di Steven Spielberg. Quando Kaminski (diventato nel frattempo il direttore della fotografia di Spielberg) decide di esordire come regista (Lost Souls) si rivolge proprio a Mauro Fiore per il ruolo di direttore della fotografia. Il fatto che James Cameron abbia scelto l’italiano per la fotografia del super-tecnologico "Avatar" la dice lunga sulla fama conquistata a Hollywood dall’ex-ragazzino di Marzi. È la prima volta che un film tridimensionale riceve un premio del genere, spiega Fiore, che giudica «sorprendente» il fatto che la Academy abbia voluto premiare un film ad alta definizione dove la cinematografia e le immagini computer sono così intrecciate. «È ancora difficile prevedere l’impatto che l’evoluzione tecnologica del 3D avrà sulla mia professione - afferma Fiore - ma certo i riflessi del progresso impresso da Cameron a tutto il mondo del cinema si faranno sentire».
Oltre a Mauro Fiore, a tenere alto il tricolore nella Notte degli Oscar è stato l’italoamericano Michael Giacchino, vincitore della statuetta per la migliore colonna sonora con le musiche composte per "Up". Di nonni abruzzesi e siciliani, Giacchino è nato e cresciuto nel New Jersey ma dal 2009 ha anche la cittadinanza italiana. E al suo legame con l’Italia ha dedicato le prime parole dopo aver ricevuto l’ambita statuetta: «Sono italiano e sono molto orgoglioso delle mie radici», ha detto. «Non è un segreto che gli italiani oltre a fare il miglior cibo del mondo hanno anche composto alcuni dei più bei brani musicali mai creati: basta pensare a Rossini e a tutte le cose belle che ha scritto. La bellezza emana in modo naturale dall’Italia. Sono veramente orgoglioso di appartenere all’Italia e di avere in questo paese le mie radici e la mia famiglia. Ho ancora una grande quantità di cugini in Italia e per me è molto importante sapere da dove vengo», ha affermato il musicista che era già stato nonminato per l’Oscar due anni fa per un altro film animato, «Ratatouille», che però alla fine non gli era valso la statuetta.
da LaStampa.it
