Case allagate, clamorosa protesta dei residenti

 

Ieri mattina si sono incatenati per sollecitare un intervento delle istituzioni

Francesco Ranieri
Catanzaro
L’acqua continua a filtrare copiosa dal pavimento e, vista la situazione, i cittadini residenti in località "Piani di Bella", a Davoli Marina, hanno deciso di incatenarsi, in segno di protesta contro quello che hanno definito «il nostro abbandono da parte delle istituzioni locali».
La situazione denunciata qualche giorno addietro su queste colonne è sensibilmente peggiorata, al punto che le infiltrazioni d’acqua da sotto il terreno rischiano di danneggiare in maniera irrimediabile le abitazioni colpite. Ormai da otto giorni le case sono invase dall’acqua che sale da una falda acquifera sottostante e gli inquilini, ormai provati, hanno messo in atto questo gesto simbolico ma molto forte. Incatenarsi significa esprimere tutta la loro rabbia verso le istituzioni esprimendo, altresì, sconforto, visti i danni oramai ingenti. Danni che stanno lambendo anche a sfera fisica delle persone, sempre sul chi va là 24 ore su 24.

Alcuni amici hanno offerto le loro abitazioni per ospitare i residenti in evidente difficoltà, visto che il livello dell’acqua continua a salire all’interno delle case e nei giardini, trasformati in veri e propri campi di battaglia per la presenza di escavatori e pompe di sollevamento per cercare di arginare l’emergenza. Il preoccupante fenomeno si sta estendendo a tutto il terreno circostante, aggredendo anche quelle abitazioni che, in un primo momento, erano state risparmiate. «Questo è un campanello d’allarme - ha sostenuto uno dei residenti - che dovrebbe spingere le istituzioni a muoversi con tempestività, cosa che, invece, non stanno facendo». In effetti, l’evoluzione di questo fenomeno meriterebbe un’attenzione maggiore, per scongiurare, intanto, la compromissione definitiva delle case colpite oltre che per dare una concreta mano a questa gente in grave difficoltà. Ma un intervento sarebbe opportuno anche al fine di chiarire ciò che sta accadendo sottoterra, in maniera tale da organizzare un lavoro di messa in sicurezza e di prevenzione verso ipotetici ulteriori problemi di dissesto idrogeologico.

dalla gazzetta del 2 Marzo 2010

Commento (1)

Lettore11 marzo 2010 alle 02:07

Perche’ vengono chiamati “i piani di bella”? Forse perche’ il terreno e’ piatto. Quindi, quando piove cosi tanto, l’acqua dove va? Esiste’ una rete di tubature per raccogliere l’acqua piovana? Forse prima di costruire bisognerebbe farsi queste domande. Fiume “secco” non e’ sempre secco.

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