«Ora il sindaco si deve dimettere»

Davoli I socialisti presentano una mozione di sfiducia dopo i risvolti dell’inchiesta sul "Paese albergo"

«Ora il sindaco si deve dimettere»
Secondo gli esponenti del Garofano è evidente la situazione d’incompatibilità

 

Vincenzo Iozzo
Chiaravalle Centrale
Chiede le dimissioni del sindaco Cosimo Femia di area Partito Democratico e dei componenti della giunta, il gruppo consiliare di minoranza del Partito socialista. Firmatari della mozione di sfiducia, il capogruppo Antonio Alvaro e il consigliere Vittorio Schicchitano, ai quali si è aggiunto Antonio Rispoli segretario della locale sezione del garofano. Per i socialisti il vortice giudiziario che si è aperto con il procedimento che vede indagate 18 persone coinvolte nell’inchiesta su presunti illeciti connessi alla realizzazione del "Paese albergo" a Davoli, nei confronti delle quali l’allora pubblico ministero Luigi de Magistris avanzò una richiesta di rinvio a giudizio per reati che, a vario titolo, vanno dal concorso in due distinte ipotesi di abuso d’ufficio, violazioni edilizie, concorso in una truffa aggravata da quattro milioni di euro nell’ambito del Programma operativo regionale (Por) 2000-2006, deve pur aprire ad un dibattito di ordine politico, circa l’opportunità di far rimanere in carica l’attuale maggioranza.
«Fermo restando il dovuto ed incondizionato rispetto per il principio costituzionale di presunzione di innocenza – affermano in una nota i consiglieri Antonio Alvaro e Vittorio Schicchitano che hanno scritto addirittura al Prefetto di Catanzaro – tuttavia anche per motivi di ordine morale e di opportunità si è del parere che sindaco e giunta imputati, non possono rimanere al loro posto. Il sindaco Cosimo Femia e gli assessori a vario titolo coinvolti ed in attesa di giudizio per noi socialisti sempre, versano in evidente stato di incompatibilità con la funzione di amministratori comunali». Un documento che proprio quest’oggi sarà affisso sulle vie del paese, perché ci sia un approfondito dibattito perché sempre per i rappresentanti del Partito socialista di Davoli, allo stato degli atti, il sindaco Cosimo Femia, appare incompatibile per poter assicurare la tutela degli interessi della parte offesa, atteso che sarebbe abnorme, sempre per Antonio Alvaro, Vittorio Scicchitano e Antonio Rispoli, poter rinvenire nella persona del sindaco, il legittimo rappresentate dell’amministrazione comunale, coinvolto nello stesso tempo nel procedimento penale.

Le diciotto persone coinvolte saranno tutte giudicate con il rito abbreviato. Il Gip di Catanzaro Camillo Falvo ha ammesso, nei giorni scorsi, i riti alternativi (che in caso di condanna comportano lo sconto di pena di un terzo) – alcuni dei quali saranno "condizionati" all’acquisizione di atti o testimonianze – che si terranno il 19 novembre prossimo L’inchiesta, che ha mandato nella bufera gli amministratori di Davoli, era stata condotta dai carabinieri. Il partito socialista ha puntato il dito contro la maggioranza perché fra gli indagati, figura Cosimo Femia, nella sua qualità di sindaco del centro della fascia costiera Jonica, dall’aprile 2000 alla guida una Giunta espressione di una lista civica di centrosinistra. Il responsabile dell’ufficio tecnico dell’ente, Carmelo Di Iorgi. Cinque assessori della giunta fra cui alcuni che lo erano all’epoca dei fatti e altri ancora in carica, infine alcuni funzionari regionali e due dirigenti che si sono succeduti alla guida del Dipartimento Attività produttive, Guglielmo Grillo e Ferdinando Barilaro. Il progetto, che prevede la ristrutturazione e riqualificazione del centro storico da trasformare in complesso turistico, ha ottenuto fra l’altro erogazioni pubbliche per circa quattro milioni di euro nell’ambito del Por 2000-2006. Soldi che, secondo gli investigatori, sarebbero stati sborsati ingiustamente, grazie a precisi artifici attuati dagli interessati per aggirare ostacoli che altrimenti ne avrebbero impedito il conseguimento.

dalla Gazzetta del Sud del 21 Luglio 2009

Aggiungi un commento

Vostro Commento